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Catene muscolari: una visione globale per comprendere l’origine di molte rachialgie

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Catene muscolari: una visione globale per comprendere l’origine di molte rachialgie
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Prima parte: la cervicale   

Per impostare un programma di lavoro che abbia la massima efficacia su una  rachialgia dobbiamo considerare il corpo umano nella sua globalità. È utile  conoscere esercizi e metodologie di lavoro pratico diverse in modo da avere diversi  attrezzi da utilizzare nelle diverse situazioni. Secondo la mia esperienza però è anche  utile imparare la teoria, non solo in modo sterile e apparentemente scollegato dal  lavoro pratico, ma in modo articolato ed interdisciplinare. Per poter richiamare alla  mente la nozione giusta al momento giusto, così da comprendere ogni situazione e ottenere risultati anche nei casi più ingarbugliati.  Conoscere le catene muscolari ci permette di considerare l’anatomia da un punto di  vista diverso, di vedere nella pratica conglobarsi e animarsi le nostre conoscenze  teoriche. Creare un anello di congiunzione tra quello che è studio clinico e la scienza  del movimento che è il nostro lavoro quotidiano.    

Le catene muscolari rappresentano circuiti in continuità di direzione e di piano  attraverso i quali si propagano le forze che agiscono sul corpo umano.  L’organizzazione fisiologica del corpo obbedisce a tre leggi: 

‐ Equilibrio 

‐ Economia 

‐ Confort (assenza di dolore). 

Per obbedire a queste tre leggi l’organismo instaurerà in modo intelligente schemi  adattativi, schemi di compenso oppure schemi patologici. 

Riconosciamo catene fasciali e muscolari (che sono il soggetto di questa digressione); le catene muscolari si dividono a loro volta in rette, preposte principalmente alla gestione della statica, e crociate, che lavorano per organizzare il  movimento. 

Le catene muscolari sono presenti sul tronco e sugli arti, vengono suddivise  topograficamente per ragioni didattiche, ma troviamo continuità biomeccanica dal  capo ai piedi per ciascuna catena.  

Andiamo a vedere come queste catene si organizzano a livello del collo, in che modo  partecipano al movimento di questa regione e quali problemi può creare una loro  iperprogrammazione. 

Cosa intendiamo per iperprogrammazione?  

Ogni muscolo ha un tono, che viene mantenuto anche a riposo; se un m., o un intera  catena, viene sottoposta a un lavoro asimmetrico prolungato, o a un surplus lavorativo, il suo tono basale aumenterà (iperprogrammazione), creando trazioni sui  punti di inserzione muscolare, nella maggior parte dei casi vertebre, e accumulo di  cataboliti all’interno della fibra portando alla reazione chimica più naturale, il  dolore. 

 

Le Catene rette 

 La flessione e l’estensione della colonna cervicale dipendono dal sistema retto,  principalmente in rapporto a due importanti assi miotensivi; l’asse anteriore (catene  rette anteriori sx e dx) e l’asse posteriore (catene rette posteriori sx e dx). 

 

‐ Catena retta anteriore 

È responsabile della flessione anteriore del capo e del collo (per questo è detta  anche catena di flessione). 

Riconosciamo un piano superficiale e un piano profondo: 

 

Piano superficiale:  

• Temporale (fascio medio)

• Pterigoideo interno

• Massetere

• Stiloioideo

• Genioglosso

• Genioioideo

• Sternocleidoioideo

• Tiroioideo

• Sternotiroideo

• Succlavio 

 

Piano profondo: 

• Retto laterale 

• Piccolo retto anteriore 

• Retto anteriore 

• Lungo del collo 

 

Questo asse muscolare anteriore unisce il torace alla testa. 

La caratteristica importante di questa catena muscolare è che ne entrano a far parte  tre importanti m. masticatori (temporale, massetere e pterigoideo interno) oltre che  diversi muscoli ioidei. 

L’osso ioide ha un importante ruolo di smistatore di forze, fulcro della catena di  flessione del collo. Troviamo una struttura che ricopre lo stesso ruolo anche a livello  della colonna lombare, l’ombelico.  Durante la flessione del capo vi è una tensione della muscolatura tra il mento e lo  sterno. Se l’osso ioide non fosse trattenuto dalla trazione dei muscoli stiloioideo ed omoioideo sarebbe costretto ad anteriorizzarsi. 

In realtà la flessione del capo in posizione ortostatica è facilitato dalla forza‐peso,  quindi il movimento viene in realtà controllato dalla catena retta posteriore che ne  frena l’arrotolamento. 

La mandibola deve essere considerata come una parte cefalica. La sua analisi dovrà  essere effettuata tenendo conto della sua relazione incentrata sul temporale.

I problemi di mal occlusione, dei soggetti che respirano con la bocca, di fonazione, di  deglutizione, potranno essere analizzati in modo logico e coerente partendo dalla organizzazione delle catene muscolari.  

 

‐ Catena retta posteriore 

 La catena retta posteriore è formata dalla colonna vertebrale, dai dischi e dai  muscoli paravertebrali. La catena articolare (dischi e vertebre) è fatta per rispondere  a una funzione di appoggio. Le catene di estensione avranno uno scarso ruolo nel  formarne e nel gestirne la mobilità. Attraverso i loro muscoli corti sono una molla di  richiamo che equilibra e modera l’asse anteriore. 

A livello cervicale riconosciamo un piano superficiale e uno profondo.

 

Piano superficiale: 

• Semispinale del capo

• Semispinale del collo ( estende C3)

• Trasverso spinoso 

• Lunghissimo del collo (estende C7)

• Ileocostale del collo 

 

Piano profondo: 

• Grande retto posteriore 

• Piccolo retto posteriore (est C0‐C1‐C2)   

 

Le Catene crociate 

Se per la statica sono fondamentali i sistemi retti, di fondamentale importanza per i  movimenti nelle tre dimensioni dello spazio è il sistema crociato. Esso assicura il  movimento di torsione che è complementare ai movimenti di arrotolamento e  raddrizzamento delle catene rette; questi sono quindi sistemi complementari, non  antagonisti. Il sistema crociato ha bisogno del sistema retto per esprimersi e, in tal  senso, quest’ultimo partecipa al movimento. Il sistema retto rappresenta la  “contenzione elastica” del movimento. 

A livello cervicale il sistema crociato presenta fondamentali particolarità dinamiche: 

per permettere il vitale meccanismo di svincolo della funzione visiva dalla funzione  motoria, è in grado di presentare diversi gradi di indipendenza motoria nella sua  relazione col tronco. 

• Primo grado: massima indipendenza. Il tronco effettua un movimento e la colonna cervicale è totalmente libera per  compensare il posizionamento del tronco e porre la testa nella posizione  desiderata. 

• Secondo grado: indipendenza parziale  La colonna cervicale viene parzialmente coinvolta nel movimento del tronco o  degli arti. Solamente la cerniera AOE resta libera in modo da riequilibrare la   testa. L’influenza ascendente è confinata a livello di C3. 

• Terzo grado: assenza di indipendenza.  La colonna cervicale e la testa sono totalmente coinvolte in modo da  cooperare nel movimento del tronco e degli arti. 

Il movimento di torsione ha la massima ampiezza a l'apice della curva cervicale – C3.  Anteriormente al corpo di C3 troviamo l’osso ioide,analogamente a quello che è già  stato detto per quanto riguarda le catene rette, esso rappresenta un punto di  convergenza delle forze di arrotolamento e torsione; questo facilita il movimento di  torsione a questo livello. 

C3, così come vedremo per L3, diventa quindi un’importante piattaforma per la  torsione. 

Il sistema dinamico crociato superficiale è formato principalmente dai muscoli  sternocleidomastoidei e dai muscoli sub occipitali. Gli SCOM, passando a ponte  davanti a tutta la colonna cervicale, non prendono rapporti importanti con gli altri  muscoli cervicali, mantenendo quindi un elevata indipendenza. Essi possono  effettivamente, grazie alle loro inserzioni mastoidee e occipitali, posizionare la testa  in modo indipendente dalla posizione della colonna cervicale da C3 a C7.   

Il treppiedi AOE può quindi conservare la facoltà di muoversi indipendentemente.  Gli SCOM funzionano in sinergia con la muscolatura sub occipitale. Essi assicurano,  in sinergia con la muscolatura sub occipitale, l’orizzontalità dello sguardo ed il  corretto posizionamento dei canali semicircolari, quale che sia la posizione della  colonna cervicale. 

Questa fondamentale relazione tra vista, orecchio interno, sternocleidomastoidei e  muscolatura sub occipitale, può essere facilmente disturbata da problematiche  articolari e posturali. Dobbiamo tener in gran conto queste correlazioni al momento  della stesura del programma terapeutico, qualunque esso sia. 

Il sistema crociato profondo ha una funzione molto costrittiva a livello delle  strutture ossee, viene usato soltanto nelle torsioni di grado elevato, o nelle influenze  profonde (scoliosi). 

I muscoli più importanti di questo sistema crociato sono gli scaleni, che possiamo  chiamare “psoas della colonna cervicale”. Le loro inserzioni sulle prime due coste  sono la relazione anatomica che influenza la colonna cervicale unendola ai  movimenti del tronco e gli scaleni vengono reclutati in modo massimale, la  colonna cervicale si pone in cifosi.

Se, al contrario, gli scaleni subiscono una postura  del tronco non corretta, si ha una iperlordosi cervicale.  La funzione degli scaleni viene controbilanciata sul piano posteriore, determinando,  come forza risultante, una forza di stabilizzazione e rinforzo della colonna cervicale. Tenendo presente queste nozioni al momento dell’esame obbiettivo del cliente  possiamo trovare diversi spunti su cui basare il nostro programma di lavoro e,  successivamente, la verifica dei risultati.